Questo lavoro si concentra su un momento di riemersione: quello in cui una dimensione arcaica, apparentemente sommersa, torna a manifestarsi nel corpo, nel gesto e nel paesaggio. La figura che attraversa la serie non rappresenta un personaggio definito, ma una presenza in trasformazione, sospesa tra umano e simbolico, tra identità individuale e memoria rituale.
Il lago, la luna e lo spazio naturale non costituiscono un semplice sfondo, ma agiscono come elementi attivi di questo passaggio. La maschera del boe, indossata e deposta, non è qui intesa come travestimento, bensì come strumento di soglia: un tramite che interrompe l’ordine ordinario dell’identità e apre un contatto con una dimensione più profonda, ancestrale, in cui corpo e paesaggio tornano a parlarsi.
In un tempo segnato da distanza, accelerazione e progressiva separazione dal mondo naturale, Le forme del richiamo prova a interrogare la possibilità di un ritorno. Non un ritorno nostalgico, ma una riattivazione simbolica: il riaffiorare di un legame antico tra l’essere umano, il rito e la natura. La serie osserva proprio quel punto instabile in cui qualcosa che sembrava remoto torna a emergere, lasciando intravedere una forma di presenza ancora viva.