BIO
Marco Secchi è un fotografo nato e residente in Sardegna.
La sua ricerca visiva si concentra sul rapporto tra identità, ritualità e memoria collettiva, con particolare attenzione alle tradizioni popolari e alle stratificazioni simboliche del territorio mediterraneo.
Attraverso un linguaggio fotografico essenziale e di matrice antropologica, indaga il confine tra sacro e profano, presenza e mito, contemporaneità e arcaico. Le sue immagini mirano a restituire la dimensione emotiva e culturale dei luoghi, evitando l’estetizzazione turistica e privilegiando l’aspetto umano e rituale.
Tra i suoi progetti principali figura “Maimone”, un percorso fotografico radicato nella Sardegna e nelle tracce sedimentate nel tempo: maschere, toponimi, litanie, pioggia. Nel corso degli anni il progetto ha superato i limiti di una singola serie, trasformandosi in una corrente di ricerca continua. Ogni fotografia ne diventa parte, come una goccia all’interno di una pioggia più ampia, iniziata quasi dieci anni fa durante le prime esplorazioni nei carnevali sardi. Senza piena consapevolezza iniziale, il suo sguardo inseguiva già gli stessi segni: volti attraversati dal rito, gesti arcaici, una memoria che resiste nel corpo e nel paesaggio.
L’indagine sulle maschere sarde ha condotto il suo lavoro oltre la dimensione dell’immagine, trasformando la fotografia in uno strumento di scavo: non semplice documentazione, ma interrogazione sul significato dei riti e sulle ragioni della loro persistenza, anche quando rischiano di ridursi a folklore o a rappresentazione destinata a uno sguardo turistico.
Nel tentativo di comprendere l’origine di quei gesti emerge la figura di Maimone, presenza arcaica che sembra custodire le tracce di una divinità pluviale, simbolo di ciclicità, morte e rinascita, legata a un antico orizzonte mediterraneo in cui la pioggia rappresentava un principio vitale. In questa prospettiva il carnevale non appare come evasione, ma come forma di sopravvivenza simbolica, un residuo rituale che riaffiora nel presente.
Il suo sguardo non è esterno né neutrale, ma coinvolto e attraversato dal rito stesso. Maimone diventa così lo spazio di una tensione costante tra sacralità e spettacolarizzazione, tra memoria e semplificazione. Ogni fotografia non si limita a registrare, ma interroga; ogni immagine entra a far parte di un ciclo che continua a cadere e a ritornare, come la pioggia.
Il suo lavoro si sviluppa tra reportage, ricerca simbolica e sperimentazione visiva, con l’obiettivo di preservare e reinterpretare patrimoni culturali in trasformazione.
MOSTRE COLLETTIVE
2026
Premio Start: A cura della fondazione per l'arte Bartoli-Felter, sotto la direzione artistica di Roberta Vanali.
Temporary Storing, Cagliari.

2024
Patrimonio Sardegna: “Patrimonio
UNESCO e l’impatto del cambiamento
climatico.” A cura dell’associazione
Italiana Giovani per l’UNESCO, Centro
G. Lilliu, Barumini.

2023
Ali, occhi, cuore: un abbraccio della
natura, a cura dell’associazione Il Sorriso
di Pie’ in collaborazione con SEA
SuperEroiAcrobatici ODV ETS.

2022
De agua, fuego y aire. Las mil caras de
Cerdena. Instituto Italiano de Cultura de
Lima, Santa Beatriz, Perù.
PREMI
2026
Premio Start, Fondazione per l'arte Bartoli-Felter, Cagliari.

2024
Le Perle del Coros, Unione dei comuni
del Coros, Ossi.

2024
Anglona Photocontest, MAP, Perfugas.

2023
Anglona Photocontest, MAP, Perfugas.

2020
Concorso fotografico Bellésa, Ministero
della Cultura, Roma.
PUBBLICAZIONI E INCARICHI
2026
Contributo fotografico per il libro Atlas of Ruins Vol. 2 per Reuse Italy.
2024
Contributo fotografico per il magazine Archeologia Viva.
2024
Contributo fotografico per il libro Janas – s’Incantu di Sabrina Barlini, Alfa Editrice.
2023
Reportage fotografico per l'associazione culturale Le Voci di Astarte.
2022
Contributo fotografico per il magazine di Fondazione Monte Prama.
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